.

 

logo-ASTer

logo ares

Gli alberi nelle nostre città:

risorsa da tutelare, pericoli e rischi da gestire

Con il Patrocinio di
stemma_comune_genova

Il Convegno si è tenuto il

Genova • 29 giugno 2016

Palazzo Ducale, sala del Minor Consiglio | Piazza G. Matteotti, 9

 

Media Partner

logo acer

Il patrimonio arboreo delle nostre città è costituito da una molteplicità di individui diversi, in continua evoluzione, che interagisce con infrastrutture, manufatti ed attività umane. La coabitazione impone l’adozione di pratiche gestionali che garantiscano la salvaguardia degli alberi come bene comune, e nel contempo la sicurezza per cose e persone, tutelando i cittadini, i professionisti coinvolti ed il proprietario o il gestore del bene che, giuridicamente, ne è responsabile. Il rischio connesso al cedimento degli alberi può essere razionalmente gestito attraverso le pratiche del risk management, un approccio che aspira a condizioni di oggettività analitica e decisionale. Gestire il rischio significa scegliere adeguate strategie di conoscenza, applicare efficaci procedure di valutazione, comunicare senza generare allarmismi e, soprattutto, mitigare le possibili conseguenze dei cedimenti strutturali in ambito urbano. Attraverso il contributo di un esperto di fama internazionale e con il supporto di numerosi casi concreti, il convegno si propone di affrontare criticamente il tema del rischio connesso agli alberi, evidenziando i limiti dei protocolli oggi disponibili ed offrendo spunti per il superamento delle diverse criticità degli stessi. Si tratta dunque di una fondamentale occasione di conoscenza ed aggiornamento, la prima di questo genere nel nostro paese, per tutti coloro che, a vario titolo, si trovano ad operare sul patrimonio arboreo.

> LEGGI UN ARTICOLO DEDICATO

IL RELATORE

Mark Duntemann è laureato (Università del Montana) ed ha un Master in Scienze Forestali, conseguito presso l’Università del Wisconsin. E’ certificato ISA ed è istruttore di TreeRiskAssessmentQualification. Da molti anni tiene conferenze,  seminari e convegni in tutto il mondo su temi quali la valutazione del rischio connesso al cedimento di alberi; è titolare della società di consulenza  “Natural Path Urban ForestryConsultants”.

Ha svolto il ruolo di perito in più di quarantatré cause giudiziarie dovute a ferimenti o morte di persone per il cedimento di alberi o parti di essi. Come consulente offre il suo contributo tecnico per assistere le amministrazioni pubbliche a sviluppare strategie di gestione del rischio che siano ragionevoli, praticabili e difendibili.

Pone particolare attenzione nell’insegnare agli arboricoltori la differenza tra gli aspetti tecnici connessi alla valutazione della stabilità e del rischio di un albero, e gli aspetti di politica gestionale di un intero patrimonio arboreo.

Per ulteriori informazioni potete andare QUI

Leggi di seguito un ARTICOLO DEDICATO

Criticità da considerare

La messa a punto di nuovi protocolli di valutazione del rischio associato agli alberi evidenzia alcuni degli errori sistematici contenuti nei sistemi ordinali comunemente adottati. Questa revisione chiarifica i termini del dibattito nel tentativo di avvicinarsi sempre più a un processo valutativo per quanto possibile oggettivo.

Lo studio della stabilità arborea può riferirsi sia al concetto di pericolo che a quello di rischio. Il concetto di pericolo, di fatto coincidente con le risultanze della valutazione di stabilità degli alberi com’è oggi praticata in Italia, rimanda alla propensione del soggetto arboreo a incorrere in cedimenti strutturali, totali o parziali. Il concetto di rischio invece, pur ricomprendendo quello di pericolo, rimanda alle conseguenze del cedimento stesso per cose o persone che possano risultarne coinvolte. Il passaggio dal concetto di pericolo a quello di rischio, di cui si dibatte negli ultimi anni,impone alcune considerazioni di natura metodologica, anche alla luce dell’introduzione più o meno letterale, in Italia, di protocolli diagnostici mutuati dal contesto internazionale. La valutazione del rischio associato agli alberi è una disciplina complessa che deve essere studiata e discussa con competenza e moderazione. Si intende qui sollecitare i professionisti ad approfondire la conoscenza del rischio e adottare parametri più rigorosi nello svolgimento delle consulenze.

Limiti dei protocolli per la valutazione del rischio

Immagini di automobili schiacciate sotto grandi alberi sono solite accompagnare gli articoli che si occupano del rischio connesso al cedimento di esemplari arborei. Queste,tuttavia,non rispecchiano la realtà poiché,anche a fronte di schianti di grandi proporzioni, i danni arrecati sono solitamente modesti o nulli. Cionostante, la maggior parte delle reazioni umane è condizionata dalla preoccupazione per il verificarsi di situazioni estreme e drammatiche. Anche il valutatore di stabilità rischia di descrivere non tanto il rischio reale,quanto quello percepito,enfatizzando le conseguenze estreme di un potenziale cedimento, senza considerare la probabilità che tale cedimento possa realmente verificarsi. Di norma, la valutazione del rischio associato agli alberi implica lo studio e la successiva integrazione di tre diversi parametri:la propensione al cedimento di una porzione anatomica; la probabilità che possa colpire cose e persone (bersagli) o impedire lo svolgimento di attività; le conseguenze nel caso entrambe le situazioni si verifichino. Questi parametri vengono classificati qualitativamente secondo una scala descrittiva di valutazione ordinale,che in genere assegna un voto numerico a ogni parametro. Lo United States Forest Service Hazard Evaluation (Usfs), il programma Trace dell’International Society of Arboriculture (Isa) Pacific Northwest Chapter e le scale ordinali per la valutazione del rischio dell’Isa sono tipici esempi di metodi qualitativi. Il recente sviluppo di nuovi protocolli,come la qualifica Lantra Professional Tree Inspection,e la transizione da scale ordinali fino al Tree Risk Assessment Qualification (Traq),passando attraverso le Best Management Practice (Bmp) dell’Isa, offrono l’occasione per una revisione critica sulla comprensione del rischio e sui metodi ordinali finora utilizzati. Nello specifico, si possono individuare cinque criticità principali, connesse alla valutazione del rischio.

Utilizzo improprio dei voti come elementi di rappresentazione matematica

Nel metodo Isa per scale ordinali (6), per esempio, si possono attribuire da 1 a 4 punti a ciascuna delle tre categorie previste (tabella). La valutazione composta del rischio,dLayout 1erivata dalla loro somma, può in questo modo variare tra 3 e 12. Questi valori però non rappresentano delle quantità,bensì un intervallo tipologico, ovvero solo qualitativo, dei dati stessi. La somma dei singoli punteggi cambia la funzione dei valori da “rappresentativa” a “matematica”, portando a un’eccessiva semplificazione della fenomenologia del rischio.

Dimensionamento delle porzioni anatomiche

Solitamente vengono attribuiti punteggi più elevati alle porzioni anatomiche di maggiori dimensioni,sottovalutando così il rischio associato alle parti più piccole che,invece, hanno una probabilità assai maggiore di incorrere in cedimenti. Cox (2009) (4) definisce il fenomeno “errore nell’attribuzione comparativa del punteggio”. In questo modo,tuttavia,il sistema di valutazione ordinale finisce per restringere la comprensione del rischio,trascurando l’ampio ventaglio di eventi negativi che potrebbero accadere nella realtà.

Interpretazione limitata del rischio

Poiché diverse porzioni anatomiche dell’albero sono potenzialmente esposte al pericolo di cedimento strutturale nel tempo,la valutazione del rischio dovrebbe essere ripetuta più volte sul medesimo esemplare, considerando singolarmente tutte le porzioni anatomiche. Inoltre, aspetti quali posizione, vicinanza e collocazione dei bersagli ricevono ben poca attenzione. Questa incompletezza di informazioni può distorcere negativamente i dati, attribuendo ai bersagli un punteggio peggiorativo rispetto a quanto indichino le leggi della probabilità.

Compressione del ventaglio di possibilità

Tutti i metodi di valutazione ordinale del rischio composto si rivelano inefficaci nell’individuare le porzioni anatomiche con la più elevata propensione al cedimento. Con il metodo Isa,per esempio, una branca di 10 cm di diametro con cretto longitudinale su un albero radicato in un luogo ad alta frequentazione ottiene la medesima valutazione di una branca di 100 cm di diametro,sempre in un luogo ad alta frequentazione,ma priva di sintomi,quando alla branca più piccola è associato un rischio chiaramente più immediato. Cox (2009) (4) definisce tale distorsione “compressione del ventaglio di possibilità”. D’altro canto non sono disponibili studi scientifici o ricerche che mettono in relazione le dimensioni con la propensione al cedimento. Ciò è particolarmente grave,vista l’importanza dei parametri dimensionali nel calcolo del rischio.

Amplificazione dei margini di incertezza

Il metodo Usfs ammette l’impiego discrezionale di due punti aggiuntivi per facilitare la mediazione del dato finale (2). Tale soluzione non garantisce tuttavia la ripetibilità del calcolo in tempi successivi, specialmente se applicato da diversi valutatori,apportando quindi imprecisione al protocollo. Altro esempio di imprecisione è dato dalla mitigazione del rischio presente nel metodo Trace,in cui la valutazione del rischio può essere condizionata dalla preparazione individuale, dalle predilezioni diagnostiche o anche solo delle preferenze professionali dei valutatori. Nel metodo Isa, inoltre,una branca di 20 cm di diametro può essere collocata sia nella classe da 5 a 20 cm che in quella da 20 a 50 cm, violando il principio di esclusività della classe e portando a esiti ben diversi nel calcolo del rischio. Quale approccio è corretto? Iconcetti alla base della valutazione del rischio si stanno evolvendo e sono sempre più sofisticati. Le qualificazioni Lantra Professional Tree Assessment Qualifica tion,le Bmp dell’Isa e,infine,il Traq sono tre esempi grazie ai quali si fornisce l’opportunità ad arboricoltori, consulenti e pubblici amministratori di approfondire le conoscenzesu questo complesso argomento. La certificazione Traq in particolare affronta e, almeno parzialmente, risolve alcuni degli errori sistematici propri del sistema ordinale, attraverso l’eliminazione della misura della porzione anatomica passibile di cedimento; esaminando le probabilità di cedimento indipendentemente dall’interazione con un bersaglio e considerando diverse porzioni dell’albero e vari bersagli. I concetti qui presentati intendono suggerire come sia oggi possibile aspirare a una certa oggettività nel processo di valutazione del rischio. Tuttavia,data la natura qualitativa dei protocolli a disposizione,gli arboricoltori devono basare le proprie interpretazioni su risultati ottenuti da diversi strumenti,considerandone i limiti,cogliendo le distorsioni e le opportunità che possono derivare dalla propria formazione di base e accogliendo tutte le più recenti evidenze scientifiche. La netta distinzione concettuale e procedurale tra la valutazione del pericolo e quella del rischio, la separazione del processo valutativo dalle conseguenze legali e,infine,la capacità di distinguere tra rischio reale e percepito fanno parte di un approccio corretto a tali tematiche. Solo in questi termini la professione di ogni arboricoltore e la comprensione della collettività nei confronti del rischio associato agli alberi potrà evolversi e maturare. Gli arboricoltori professionisti che operano in ambito urbano sanno, per esperienza, che la maggior parte dei cedimenti arborei causa danni minimi,sebbene non esistano evidenze scientifiche a supporto. Il campo richiede dunque ulteriori ricerche statistiche ed epidemiologiche che aiutino ad affinare ulteriormente la capacità di identificare il rischio.

Duntemann M., Morelli G., Stuart N., 2016. Criticità da considerare. Il Verde Editoriale, Milano. ACER, 2: 49-51.

PROGRAMMA

9,00
Saluti del Sindaco
Saluti del Presidente e AD di A.S.Ter.

Apertura dei lavori

Moderatore – Traduttore
Dott. Stefania Gasperini
Titolare AR.ES. sas – Ferrara

9,30
Il concetto di “ALARP – As Low as Reasonably Possible”, ovvero il rischio sostenibile – Alcuni casi di studio
Dott. For. Mark Duntemann
Titolare Natural Path Urban Forestry Consultants – Chicago U.S.A.

11,00
Coffee break

11,20
Acquisizione di corrette ed esaustive informazioni come presupposto per la valutazione del rischio
Dott. For. Mark Duntemann

13,00
Pranzo a buffet

14,30
Strategie per un programma di gestione del rischio ragionevole, praticabile e difendibile
Dott. For. Mark Duntemann

15,30
Principi base del TRAQ
Tree Risk Assessment Quali-fication
Dott. For. Mark Duntemann

16,30
Verso un piano di gestione del rischio per gli alberi delle città italiane
Dott. Agr. Giorgio Costa
Responsabile del Settore Verde di A.S.Ter. s.p.a. Genova

17,00
Dibattito

 

logo dottori agronomi e forestali della ligurialogo sialogo palazzo ducale genovalogo AIDTPG