Un grande albero con grandi rami: ma è pericoloso! Come facciamo a tenerlo? Almeno potiamolo (abbassiamolo) così è meno pericoloso.

Ma quanti sanno che la maggioranza degli alberi caduti ha sicuramente, fra le cause della sua caduta, gli interventi di potatura fatti in passato?

Non possiamo continuare a dare sentenze di pericolo e rischio senza avere competenza sulla materia di cui parliamo.

Quanti sanno che, con i dati attuali, le probabilità di essere colpiti da un albero che cade non sono più di 1 su 20.000.000?

Infatti è necessario che si verifichi un cedimento di una pianta (fatto raro in considerazione di quante sono) che questa pianta colpisca un bersaglio (probabilità separata da quella dello schianto) e che, nel colpire un bersaglio, faccia un danno. Tutte probabilità da moltiplicare.

Non per questo dobbiamo abbassare la guardia in città, nelle zone a forte frequentazione, metteremo sempre in atto tutte le verifiche che conosciamo.

Ricordiamo però che i rischi dati dalla presenza di alberi sono bassi, i pericoli sono quantificabili, lavoriamo per ridurre significativamente i rischi,  ma non è possibile scendere ad un rischio zero.

Quindi se accettiamo la presenza di alberi in città, elementi vegetali  che forniscono insostituibili “servizi ecosistemici”, dobbiamo accettare una soglia di rischio.

Questo rischio “residuo” non può essere ridotto anche a fronte di elevati investimenti sui controlli, è quindi importante individuare la soglia di controlli utile a ridurre il rischio senza arrivare a  sprecare risorse.

Valutare quindi oggettivamente pericoli e rischi, senza essere influenzati da fattori emotivi che possono alterare anche il giudizio dei tecnici addetti ai lavori (soprattutto quando si valutano crolli che hanno provocato danni), approfondire tecniche di misurazione e punteggi sempre più quantitativi. Mettere a punto protocolli di valutazione del rischio specifici per gli alberi e sviluppare piani di “gestione del rischio” per le alberature, specifici per ogni realtà urbana, per ogni realtà ambientale ottimizzando le scarse risorse disponibili.

Sul tema della “gestione del rischio degli alberi” negli Stati  Uniti ci sono diverse esperienze, Mark Duntemann sulla base di un’esperienza venticinquennale ha approfondito per noi tutti i questi temi e ci ha presentato l’approccio TRAQ  recentemente adottato e diffuso.

E’ stata l’occasione per cogliere molte idee, mettere a fuoco le nostre esperienze di tecnici che lavorano sul  verde pubblico, ragionare su prospettive e obiettivi che anche in Italia dobbiamo porci, in ambienti e su patrimoni arborei sempre più importanti e sempre più difficili da gestire.

Grazie a Mark per questa intensa giornata!

Nel link al convegno potete trovare scaricabili alcuni documenti.

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